Chi era Al Capone?

Nella storia del crimine americano e internazionale è difficile trovare un nome più conosciuto e allo stesso tempo intriso di mistero come Al Capone. Un gangster di altri tempi che fumava sigari costosi, vestiva elegante e aveva un certo fascino innato e che ha definito, per questo, i canoni di quello che la cultura popolare oggi intende come gangster, un uomo le cui imprese ancora oggi sono motivo di studio nelle università più prestigiose.

Lo stile di vita lussuoso, gli agganci con la comunità politica e le attività filantropiche definiscono questa figura tanto quanto l’impero criminale che seppe creare a Chicago esportandolo in ogni parte d’America, gli omicidi, lo sfruttamento della prostituzione e il gioco d’azzardo. Una leggenda narra che per il suo compleanno volesse veder suonare il pianista Fats Waller e che per questo fece rapire il jazzista e per tre giorni lo tenne ospite obbligato nella sua dimora salvo rilasciarlo con tantissimi soldi e ubriaco fradicio.

Gli inizi della carriera

Nato come Alphonse Gabriel nella vecchia Brooklyn del 1899 era figlio di due immigrati italiani campani e condivideva con 8 fratelli l’amore dei genitori e pur non possedendo incredibili doti intellettuali era un bambino che fin da subito dimostrò doti di grande organizzazione e di leadership. Sebbene il suo nome sia legato a numerose leggende sembra che riuscì ad entrare nella storica e temuta Five Points Gang, una gang irlandese che governava il territorio di Manhattan. Fu proprio in questo periodo che acquisì il suo temuto soprannome criminale “Scarface” quando durante un litigio per una donna venne ferito al volto riportando una cicatrice indelebile.

Si trasferì a Chicago in giovane età su invito di Johnny Torrio, uno dei più famosi e pericolosi gangster americani e con lui iniziò la sua ascesa nell’olimpo criminale, fece il barista e il buttafuori in un bordello, contrasse la sifilide che non curò mai e in poco tempo divenne il braccio destro del Boss.

Al Capone, all’età di soli 26 anni ereditò l’intera attività criminale di Torrio, uno degli imperi criminali più potenti dell’intero territorio degli Stati Uniti, un incredibile potere che seppe non solo gestire ma far fruttare ampliando il proprio feudo ed estendendo la sua influenza di Boss in ogni compatimento della società.

Al Capone: Boss di un impero

Sigari, alimenti e alcolici durante il proibizionismo, Al Capone contrabbandava qualsiasi cosa potesse dargli profitto fino al Canada. Il giovane Boss cominciò con la forza e con i soldi a dominare la città espandendo le sue mani su qualsiasi attività lecita o illecita vi venisse fatte e sopravvivendo a numerosi tentativi di omicidio.

Il suo pugno fermo e la violenza che contraddistingueva il suo stile gli avevano infatti fruttato diversi nemici che non vedevano l’ora di veder sparire il re di Chicago e di appropriarsi del suo dominio ma Al Capone, rintanato nella sua casa fortezza nel quartiere Cicero resisteva anche quando la casa veniva presa di mira e attaccata con mitra Thompson e fucili a canne mozze. In quegli anni Al Capone si legò alla politica  aiutando il repubblicano William Hale Thompson e corrompendo le gerarchie più importanti della polizia.

Con uno stretto giro di amicizie potenti, paura e pugno di ferro Al Capone eliminava in maniera brutale e sanguinaria ogni rivale che potesse sbarrargli la strada; nonostante questo gli abitanti di Chicago continuarono a vederlo come un moderno Robin Hood fino alla grande Depressione dove la sua vita opulenta e ostentata attirò il loro astio.

La fine di Al Capone

Perso l’appoggio dei cittadini e ormai fin troppo in vista il Boss Al Capone era divenuto il nemico numero uno per gli organi federali degli Stati Uniti che iniziarono una guerra senza tregua per annientare la sua organizzazione e portarlo sul banco degli accusati per reati fiscali.

Sotto questo doppio attacco il Boss venne arrestato per la prima volta nel 1929 all’età di 30 anni e poi una seconda volta per possesso illegale di un’arma da fuoco ma passò pochissimo tempo in cella in entrambe le occasioni. Questa fu l’epoca delle battaglie con l’egente Eliot Ness e i suoi compagni “intoccabili” soprannominati così perché tutti incorruttibili e pronti a tutto da cui Brian De Palma trasse un film capolavoro.

Il suo impero finì con l’arresto per frode fiscale e con una condanna a 11 anni, la più lunga detenzione fino ad allora mai elargita a un condannato. Portato ad Atlanta era provato dalla sifilide e dalla dipendenza da cocaina e il suo potere cominciava a indebolirsi, fu trasferito poi ad Alcatraz, per proteggerlo dalle aggressioni degli altri detenuti, ma anche qui subì un attentato e accoltellato nella lavanderia della prigione. Rilasciato dopo poco fu curato e poi trasferito nella sua villa a Palm Beach, in Florida. La sua organizzazione continuò ad andare avanti con un profilo più basso fino a quando il 21 gennaio 1947 Al Capone ebbe un infarto morendo pochi giorni dopo a 48 anni.

Venne seppellito al Mount Carmel Cemetery di Hillside, a Chicago, e ancora oggi qualche visitatore attirato dalla sua oscura fama lascia un sigaro in memoria del vecchio Boss sulla sua tomba.

Se vuoi saperne di più della storia del più famoso gangster di tutti i tempi leggi anche questo altro mio articolo: la vera storia di Al Capone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.