Usi e costumi dell’Antica Roma

Usi e costumi dell’Antica Roma

Gli antichi romani ci hanno tramandato molto, non solo bellezze culturali e architettoniche. Gli usi e i costumi dell’Antica Roma sono giunti fino a noi e hanno plasmato molti aspetti della nostra vita quotidiana che ora diamo per scontati tanto che non ci chiediamo dove essi traggano le proprie origini.

Alcune caratteristiche, alcune peculiarità della vita degli antichi romani possono risultare abbastanza sorprendenti altre, come i giochi gladiatori, sono invece molto più conosciute.

Pratiche mediche degli antichi romani

Sebbene gran parte delle pratiche mediche diffuse all’epoca degli antichi romani fossero erronee e a volte completamente infondate, durante l’Impero Romano si fecero scoperte rivoluzionarie.

I medici romani inventarono strumenti che pur apparendo molto bizzarri erano davvero utilissimi per l’epoca.

Lo speculum vaginale fu inventato dai romani. Si tratta di un dispositivo ancora oggi utilizzato per tenere aperti orifizi, occhi e narici del paziente in modo da facilitarne la visita.

Il primo speculum vaginale documentato è stato ritrovato a Pompei.

Speculum vaginale ritrovato a Pompei

Successivamente questo strumento venne abbandonato non perché non fosse utile ma perché vi erano delle remore religiose riguardo ad esso.

I medici chirurghi militari all’epoca dell’Antica Roma erano molto rispettati. Essi erano incaricati, ovviamente, di curare le eventuali malattie e le ferite dei soldati. Anche i gladiatori apprezzavano molto i medici e il loro operato, soprattutto in seguito a battaglie particolarmente violente. Spesso un buon medico era in grado di rimettere in sesto gladiatori che avevano subito pesanti ferite che altrimenti avrebbero segnato la fine della loro carriera.

Alcuni di questi medici idearono le antenate delle odierne garze. Si trattava di bende ottenute da una combinazione di ragnatele, miele e aceto.

Gli antenati dei nostri vestiti: le tuniche

Anticamente i vestiti dovevano essere comodi e semplici da indossare. Due erano i tipi di vestiario più comunemente usati dagli antichi romani: la toga e la tunica.

La tunica era il vestito standard del popolo. Essa era usata per occasioni non formali e veniva indossata da coloro che non erano cittadini romani e dagli schiavi. Insomma era un abito informale adatto a essere indossato tutti i giorni.

La toga invece era un abito destinato a coloro che avevano un più alto status sociale. Soltanto i cittadini romani la potevano indossare pubblicamente. Era spesso utilizzata per occasioni speciali quali cerimonie e banchetti importanti. Si trattava di un abito elegante.

La toga più che un abito era un soprabito, essa veniva indossata sopra la tunica. Essa veniva avvolta intorno al corpo e non era proprio comodissima da indossare.

Come indossare una toga

I colori delle toghe

Le toghe erano differenziate in base alla lavorazione, alla forma e ai colori. Moltissime erano le varianti ognuna destinata a una determinata classe sociale.

Era però il colore delle toghe degli antichi romani a balzare subito all’occhio e a dare un chiaro segno di distinzione. I colori più caratterizzanti erano tre: bianco, viola e rosso porpora.

La toga di colore rosso porpora era indossata da nobili e persone molto potenti. Era segno di ostentata opulenza e di potere.

Il viola era un colore destinato esclusivamente all’imperatore e a senatori molto importanti. Chiunque altro si fosse azzardato a indossare una toga viola rischiava di essere condannato per alto tradimento.

I centri commerciali furono inventati dai romani

Si può tranquillamente affermare che il concetto di centro commerciale nacque nell’Antica Roma. All’epoca esistevano già da tempo numerosi negozi che vendevano qualsiasi tipo di merce ma erano attività simili a dei supermercati.

Il primo centro commerciale fu costruito nel 110 d.C. durante il regno di Traiano. Veniva chiamato mercati di Traiano e si trovava nella zona adiacente all’odierna via dei fori imperiali.

L’imponente edificio ospitava tanti piccoli negozi e addirittura un vero e proprio mercato all’ingrosso. Sparsi qua e là vi erano anche piccoli blocchi residenziali che si affacciavano sulla via principale, destinati forse ai mercanti stessi.

Il primo centro commerciale della storia arrivò a ospitare più di 150 negozi al suo interno.

Le merci vendute in questo centro commerciale provenivano da tutto il mondo e molte di esse erano molto pregiate. Oltre a frutta, verdura, pesce, carne, vino e olio si vendevano anche spezie molto rare e manufatti artigianali particolari.

Le cene di gran gala ai tempi degli antichi romani

La dieta tipica di un cittadino romano medio era costituita da alimenti molto semplici. Pane e orzo erano la base di tale dieta. Per quanto riguarda il bere molti cittadini non potevano permettersi di bere vino ogni giorno per cui si ripiegava sulla posca.

La posca era una bevanda ottenuta mischiando acqua e aceto.

Carne e pesce erano alimenti molto pregiati che solo i ricchi romani potevano permettersi. Erano talmente costosi che rappresentavano una sorta di status symbol dell’Antica Roma.

I nobili e i ricchi romani amavano ostentare la loro ricchezza organizzando ricchi banchetti durante i quali venivano servite pietanze esotiche e molto ricercate. Tutto avveniva all’insegna dell’abbondanza.

Le sale da pranzo si trasformavano in un palcoscenico, addobbato come tale per l’occasione, sul quale ostentare l’opulenza del padrone di casa. Opere d’arte sparse per la stanza, enormi dipinti sui muri e mosaici come pavimento contribuivano a creare l’atmosfera giusta.

La cena era scandita da tre portate principali decorate in modo eccentrico con l’obiettivo di destare stupore negli ospiti. Il sapore in questi casi passava in secondo piano, per i romani l’importante era apparire.

I romani non vedevano di buon occhio i mancini

I mancini hanno da sempre avuto il problema di affrontare la vita quotidiana consci del fatto che la maggior parte degli strumenti e degli oggetti era destinata a essere utilizzata da destrorsi e per loro era ottimizzata.

La credenza più diffusa era quella che nella parte sinistra del corpo albergasse il male o il maligno.

Addirittura nel lessico e nel parlato il termine sinister oltre che mancino significava anche maligno o malvagio proprio a causa di queste superstizioni.

Non era sempre stato così, anzi, in età repubblicana i romani vedevano di buon occhio i mancini poiché, secondo gli auguri, le buone premonizioni erano sempre annunciate da un movimento da sinistra verso destra. Per esempio uno stormo di uccelli che da ovest vola verso est.

Poi però, in età imperiale, i romani assimilarono gran parte della cultura greca. I greci consideravano fortunati i i destrimani e sfortunati i mancini, questo cambiò il giudizio sui mancini da parte dei romani.

I pregiudizi nei confronti della parte sinistra del corpo divennero talmente radicati che i romani indossavano le fedi nuziali nella mano sinistra per allontanare il male che risiedeva in essa.

I trans all’epoca degli antichi romani

Caligola, imperatore romano noto per le sue abitudini particolari, era solito indossare abiti femminili.

Il nome stesso di Caligola deriva da un appellativo datogli da suo padre, Giulio Cesare Germanico. L’imperatore da giovane indossava spesso delle piccole calighe, calzature tipiche dei legionari, e per questo venne soprannominato Caligola. Il nome vero di Caligola era Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico.

Le calighe erano calzature molto semplici utilizzate dai legionari.

Caligola non ha lasciato un buon segno negli annali, è invece passato alla storia come in despota dalle depravazioni più assurde anche se i suoi detrattori ci ricamarono su più del dovuto.

All’imperatore piaceva mostrarsi in pubblico indossando abiti femminili. Spesso indossava una veste di seta rosa al posto della tradizionale toga. I suoi stessi parenti erano inorriditi dai suoi modi e dalle sue movenze eccessivamente effeminate.

Caligola era arrivato a dipingersi la barba di oro. Questo perché si riteneva alla stregua di un dio del pantheon e per assomigliare all’immagine di questi dei era giunto alla conclusione che pitturarsi di oro la barba lo avrebbe reso simile nell’aspetto a un dio che scaglia fulmini.

La tassa sulla pipì fu inventata dai romani

Cominciamo col dire che i romani avevano in grande considerazione l’urina. Sembra strano a dirsi ma è così. I romani credevano che l’urina avesse un’azione sbiancante sui denti e la usavano spesso come collutorio. Per la cronaca, l’usanza di utilizzare l’urina come collutorio continuò fino al 1700.

La pipì fatta negli orinatoi pubblici veniva raccolta tramite un sistema di pozzi neri dai quali si estraeva un liquido che veniva utilizzato in diversi modi.

I romani immergevano le pellicce degli animali nell’urina per rimuovere residui di fibra animali in eccesso.

L’urina raccolta veniva anche utilizzata come detergente per le macchi ostinate. Il suo contenuto di ammoniaca era molto utile alle lavandaie romane.

Fu così, visto il largo impiego dell’urina, Nerone prima e Vespasiano poi imposero una tassa sul suo utilizzo, la vectigal urinae.

Chi usava l’urina per lavoro, come i conciatori o le lavandaie, era costretto a pagare questa tassa.

Il detto pecunia non olet, il denaro non puzza, fu coniato proprio in occasione delle critiche ricevute da Vespasiano in seguito all’istituzione della vectigal urinae.

I romani veneravano il pene

I romani erano un popolo molto all’avanguardia e le loro conoscenze in molti campi quali architettura, medicina, strategia militare sono ancora valide, tuttavia erano anche molto superstiziosi.

Le proprietà apotropaiche del fallo e delle sue rappresentazioni sono diffuse in molteplici popolazioni sparse per il mondo, i romani non facevano eccezione.

Una credenza molto diffusa all’epoca dei romani era che avere un pene grande conferisce buona salute. Quindi, secondo i romani, chi ha un pene grande si ammala di meno. Questo attributo altre alla salute conferiva anche buona fortuna al proprietario.

Amuleti, ciondoli, statuette di ogni dimensione a forma di fallo erano doni all’ordine del giorno. Questi oggetti erano considerati dei veri e propri portafortuna e scaccia-malocchio.

Un’abitudine abbastanza strana ai nostri occhi era quella di attaccare davanti all’entrata di casa delle composizioni di peni di diverse dimensioni che tintinnavano al vento, tipo le campane a vento.