Nanoparticelle metalliche e vaccini

Di nanoparticelle metalliche se ne sente spesso parlare soprattutto in relazione al contenuto dei vaccini. Ma cosa sono e quali rischi comportano per la salute?

Che cosa sono le nanoparticelle?

Cominciamo con lo spiegare che quando si parla di nanoparticelle si parla di elementi che hanno una grandezza nell’ordine dei miliardesimi. Un nanogrammo corrisponde a 1 miliardesimo di grammo, un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro.

Quindi particelle molto piccole, invisibili a occhio nudo. Ma possono avere ripercussioni sulla salute?

In questo articolo vi voglio illustrare alcune delle teorie del dr. Stefano Montanari.

  • Le analisi del dr. Stefano Montanari;
  • Le nanoparticelle metalliche nei vaccini;
  • Le critiche al dr. Montanari;
  • Conclusioni.

Le analisi del dr. Stefano Montanari

A fare chiarezza sulle ripercussioni a lungo andare dell’assunzione di nanoparticelle metalliche provvede il dr. Stefano Montanari direttore del laboratorio nanodiagnostics situato a Modena. Insieme alla moglie conduce ricerche di vario genere e offre consulenze riguardo le nanopatologie.

Che cos’è una nanopatologia?

Con nanopatologia si intende una malattia o comunque una disfunzione causata dalla presenza nell’organismo di micro e/o nanoparticelle. A causare malattie però non sono tutti i tipi di nanoparticelle ma quelle etichettate come estranee dal nostro sistema immunitario. Queste di solito hanno caratteristiche ben precise ossia sono inorganiche, solide e insolubili nell’acqua e nei grassi.

Queste caratteristiche rendono le particelle per così dire eterne, vale a dire che l’organismo non riesce a liberarsene né a trasformarle in qualcosa di più tollerabile. Tutto ciò porta all’accumulo di nanoparticelle nell’organismo.

Dove si possono trovare le nanoparticelle?

Specifichiamo che le nanoparticelle, metalliche e non, si trovano tutt’intorno a noi e sono un prodotto naturale di eventi naturali come eruzioni vulcaniche, erosione rocciosa, incendi e anche il semplice pulviscolo alzato dal vento ne contiene un bel po’.

Ciononostante il progresso industriale ha fatto si che la presenza naturale delle nanoparticelle nell’aria e negli alimenti che mangiamo aumentasse in maniera artificiosa e rilevante.

Il settore industriale è quindi uno dei principali artefici di questo aumento, Cementifici, fonderie, termovalorizzatori, ma anche motori a combustione interna (auto, moto navi, etc.) contribuiscono in maniera importante a diffondere nell’ambiente queste pericolose particelle.

Una volta dispersosi nell’aria esse si immettono nel nostro organismo tramite la respirazione ma non solo. Le nanoparticelle finiscono nell’acqua e si depositano al suolo, sui frutti e sui vegetali che poi vengono mangiati da noi o dagli animali dei quali ci nutriamo o di cui prendiamo il latte. Non solo respirate ma anche ingerite tramite cibo e acqua.

Il grano con il quale facciamo pasta e pane, l’acqua che beviamo e usiamo in cucina, la carne, i formaggi, le verdure, la frutta insomma tutto intorno a noi contiene nanoparticelle.

Fare qualcosa contro la loro diffusione è molto difficile se non impossibile. Basti pensare a come viene fatta la farina. Il grano viene stoccato per un certo periodo di tempo in dei silo le cui pareti sottoposte a usura rilasciano parte del materiale di cui sono composte nei semi. Durante il processo di macinatura poi le macine stesse, nel compiere la loro funzione, si usurano e anch’esse rilasciano piccolissime particelle nella farina.

Cosa succede quando una nanoparticella entra in circolo?

Assodato che la presenza di nanoparticelle intorno a noi è un dato di fatto che è impossibile che esse non entrino in un modo o in un altro nel nostro organismo vediamo cosa succede una volta che si immettono nel flusso sanguigno e nei tessuti.

Fermo restando che la capacità di penetrazione di una particella è inversamente proporzionale alla sua grandezza, ossia più è piccola più in profondità nei tessuti del corpo riesce ad arrivare, vediamo quali destinazioni possono raggiungere e quali patologie possono provocare secondo Montanari.

Un destino casuale, in apparenza.

Avendo un alto livello di penetrazione, le nanoparticelle possono purtroppo raggiungere qualsiasi zona e qualsiasi tessuto del corpo umano. A seconda della loro destinazione finale causeranno conseguenze diverse.

Una delle prime e più comuni reazioni alla presenza di nanoparticelle e che esse vengono riconosciute come corpi estranei dal nostro sistema immunitario. Come autodifesa il nostro organismo le circonda con un tessuto infiammatorio particolare, detto tessuto di granulazione, che alla lunga, può impiegarci anche decine di anni, si trasforma in cancro.

Una volte immesse nella circolazione sanguigna le nanoparticelle possono indurre coagulazioni che potrebbero causare infarti, ictus o anche tromboembolie polmonari. Se arrivano al pancreas possono causare diabete tipo I. A loro possono essere imputate un varietà molto estesa di patologie più o meno gravi quali stanchezza cronica, irascibilità, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e morbo di Alzheimer. Esse possono causare anche l’insorgere di malattie rare, criptogeniche o orfane.

Ripercussioni indirette delle nanoparticelle sui feti

Quando le nanoparticelle entrano nel corpo di una donna incinta possono arrivare al feto e causare malformazioni, tumori e anche aborti.

Non esiste alcun modo di proteggere il nascituro da questo fenomeno.

Le nanoparticelle metalliche nei vaccini

Abbiamo capito cosa sono le nanoparticelle e quali conseguenze possono avere sul nostro organismo. Analizziamo ora la quantità con cui esse sono presenti nei vaccini e quali problemi possono causare.

Numerose analisi hanno dimostrato che il contenuto in percentuale di nanoparticelle metalliche presente nei vaccini è lo stesso di quello che si può trovare negli alimenti che ingeriamo, anche la soluzione fisiologica contiene nanoparticelle metalliche con la medesima concentrazione. L’acqua spesso potabile spesso ne contiene addirittura di più.

C’è una differenza però: le nanoparticelle presenti nei vaccini vengono immesse direttamente nel sistema circolatorio. Questo può causare effetti indesiderati?

Nella maggior parte dei casi non succede nulla al nostro organismo ma in rari casi invece le conseguenze possono essere diverse. Il destino delle nanoparticelle purtroppo è dominato dal caso. Se esse si disperdono nell’organismo non provocano particolari danni, ci dice il dottore, ma se raggiungono il cervello allora in quel caso si può assistere alla comparsa di encefaliti o altre patologie inerenti.

Può anche capitare, dice il dr. Montanari, che le nanoparticelle non si disperdano nel corpo ma che restino nella zona in cui l’ago è penetrato nella cute. L’accumulo di queste sostanze in una zona limitata provoca la formazione di “bozzi” che si possono trasformare in formazioni cancerose.

L’incidenza di tali fenomeni è molto bassa ed è ampiamente messa in dubbio dalla comunità scientifica.

Le critiche al dr. Montanari.

Le conclusioni alle quali il dr. Montanari e sua moglie, la dr.ssa Gatti, non sono esenti da critiche. A partire dal fatto che le nanoparticelle sono state rivelate in ogni ambiente e ogni prodotto esaminato sia internamente che esternamente al nostro corpo.

Il sangue, gli organi, la farina, la pasta, l’acqua, l’aria etc. tutto contiene nanoparticelle. Non è strano trovare queste minuscole particelle nell’ambiente perché ovunque esiste movimento, attrito o semplici reazioni chimiche esiste anche uno scambio di esse. Anche un frullatore che frulla la frutta rilascia nanoparticelle al frullato, anche tagliando il pane con un coltello succede la stessa cosa.

Il discorso vale anche per i medicinali. Prendiamo l’esempio di un antibiotico da somministrare tramite puntura. Se analizziamo il contenuto della siringa potremo trovare minuscole particelle di vetro, dovute al contenitore dell’antibiotico e minuscole particelle di metallo dovute generate dall’ago della siringa. Trovare nanoparticelle metalliche e non nei vaccini non è quindi così strano o allarmante.

Critiche al metodo

Il metodo stesso con il quale sono state condotte le analisi è oggetto di critica.

Secondo chi ha analizzato gli studi pubblicati del dr. Montanari e della dr.ssa Gatti manca la descrizione del metodo con il quale sono state condotte le analisi e l’elenco completo degli strumenti utilizzati. Questi due elementi servono, anzi sono indispensabili, al metodo scientifico perché rendono l’esperimento o l’analisi riproducibile. La descrizione dei metodi usati per l’analisi dei flaconi risulta quindi lacunosa.

Gli autori dello studio hanno analizzato un flacone di vari vaccini usando il loro microscopio che è un microscopio elettronico a scansione ed emissione di campo con rivelatore ai raggi X e spettroscopio a dispersione di energia.

Le analisi sono state condotte su 44 campioni di 30 vaccini diversi provenienti da Italia e Francia. La ricerca era focalizzata su contaminanti e varie particelle potenzialmente inquinanti. Questi elementi vengono ritrovati ma sorgono alcuni dubbi.

Bisogna ricordare che si parla di grandezze infinitesimali e che queste particelle sono molto diffuse in ogni ambiente, persino in ambienti sterili quali sale operatorie e laboratori. Per escludere che in quei flaconi analizzati non siano finiti contaminanti provenienti dal laboratorio stesso o dagli strumenti utilizzati o dall’atmosfera circostante in genere si usa un metodo molto semplice conosciuto come gruppo di controllo.

Il gruppo controllo rappresenta un metodo scientifico di base. Gli autori dello studio avrebbero, per esempio, potuto analizzare dei flaconi, delle fiale o dei farmaci o anche semplice acqua che, preparate allo stesso modo dei campioni analizzati, non contenessero sicuramente nanoparticelle. Altra scelta opportuna sarebbe stata quella di paragonare la quantità di nanoparticelle rinvenuta nei vaccini con quella contenuta in un altro farmaco o altre sostanze che avrebbero potuto fungere da paragone, anche della semplice acqua.

Se, ad analisi compiute, i ricercatori avessero ritrovato la stessa quantità di nanoparticelle sia nei campioni di vaccini che nel gruppo di controllo le conclusioni sarebbero state che i vaccini non erano anomali e contenevano una quantità normale di nanoparticelle. Per normali si intende inevitabili, provenienti dal metodo di preparazione o dall’ambiente stesso e che la loro presenza non è significativa.

Se le nanoparticelle fossero ovunque, come di fatto lo sono, e le trovassimo così come nei vaccini anche nella maggior parte delle cose che analizziamo di potrebbe capire molto facilmente che i vaccini non sono diversi da tutto ciò che ci circonda.

Critiche ai campioni utilizzati

Leggendo i vari vaccini analizzati si può notare che ce ne sono alcuni molto vecchi, alcuni risalenti al 2008, mentre lo studio è del 2016. Analizzare campioni con così tanti anni di età è abbastanza controverso poiché essi possono aver subito subito alterazioni derivanti da tanti fattori. I vaccini potrebbero aver subito alterazioni a livello chimico o i flaconi potrebbero aver rilasciato sostanze estranee e non presenti normalmente dei vaccini.

Alcuni dei vaccini analizzati erano addirittura scaduti da diversi anni. Però c’è da dire che le analisi compiute su di essi potrebbero essere state effettuate entro i termini di scadenza ma ciò renderebbe le analisi vecchie di diversi anni, anni durante i quali magari la formula dei vaccini e i metodi con i quali sono prodotti potrebbero essere cambiati.

Nell’analisi della composizione dei vaccini non sono state fatte differenziazioni in base all’azienda produttrice o in base all’anno di produzione, tutto è stato analizzato in un blocco unico ci dice chi ha analizzato lo studio.

Conclusioni errate?

Leggendo le conclusioni a cui la dr.essa Gatti giunge i commentatori hanno avuto qualche perplessità.

Analizzando il gardasil, il vaccino anti papilloma virus, La dottoressa dice di aver trovato tracce d cloro, sodio e sali di alluminio, tutti elementi presenti nell’elenco degli “ingredienti del vaccino, il quale contiene soluzione fisiologica, composta anche da cloruro di sodio, e sali di alluminio che fanno da adiuvanti.

Quindi, in questo caso, le analisi condotte dalla dr.essa Gatti confermano che i vaccini contengono quello che dicono di contenere.

Conclusioni

I vaccini sono farmaci somministrati da decenni a milioni di individui. Grazie a essi abbiamo evitato. soprattutto ai bambini. dolore, sofferenza e morte. I vaccini hanno aiutato a debellare il vaiolo, a diminuire di molto l’incidenza della poliomielite e a tenere sotto controllo numerose malattie infettive. L’efficacia dei vaccini è dimostrata non solo da studi e ricerche ma anche da osservazioni e raccolte dati a lungo termine: siamo sempre più sani e viviamo sempre più a lungo.

L’incidenza delle conseguenze derivante da nanoparticelle è molto bassa. La quantità di persone vaccinate è enorme e i casi sopra riportati sono una piccola percentuale. Non bisogna considerare i vaccini come delle roulette russe ma essi sono degli strumenti di prevenzione sottoposti a numerosi controlli.

Le nanoparticelle ci circondano e conviviamo con loro da quando nasciamo. Esse esistono in quanto esiste la vita stessa. Come sono contenute nei vaccini queste particelle sono contenute anche negli alimenti, nell’acqua, nell’aria e anche nei medicinali. In TUTTI i medicinali, non solo i vaccini e con la stessa concentrazione.

Gli studi di Montanari sono stati messi in dubbio dalla comunità scientifica più volte. Principalmente vengono additati come lacunosi e superficiali. Oltre ai metodi utilizzati persino la bibliografia è descritta come quantomeno superficiale da chi ha analizzato l’operato del dr. Montanari.

Vaccinarsi resta comunque uno dei metodi migliori che abbiamo a disposizione per prevenire numerose malattie potenzialmente fatali.