Cosa significa resilienza? Da dove deriva questo termine?

Soprattutto negli ultimi tempi si sente spesso parlare di resilienza. Ciò avviene in diversi contesti e non sempre chi ascolta è in grado di comprendere a pieno di cosa si parli effettivamente. Il concetto di resilienza è relativamente recente e forse per questo i più non ne colgono il significato in maniera completa.

Che cos’è la resilienza?

Resilienza non è un termine nato né in psicologia né nel contesto delle scienze sociali bensì deriva dalla fisica.

La resilienza è una delle proprietà meccaniche di un corpo. Si tratta della capacità che ha un corpo di resistere a sollecitazioni meccaniche esterne, quali possono essere urti o pressione, senza deformarsi, danneggiarsi o rompersi.

Quindi un corpo più è in grado di resistere a sollecitazioni esterne, a cadute, a urti, etc… più è resiliente.

Da dove deriva il termine?

La parola resilienza deriva da un verbo latino: resalio (risalire).

Bisogna però fare attenzione poiché il verbo salire in latino si traduce con ascendere. Il verbo salire ha un altro significato. Il verbo salio significa saltare mentre il verbo resalio, da cui l’italiano risalire, è un termine marinaro e significa risalire su una barca o su una nave dopo essere caduto in acqua.

Si può quindi facilmente intuire che il significato di resilienza come parola è quello di recuperare dopo un incidente, un disastro o un problema.

Che cosa significa resiliente in psicologia?

Il concetto di resilienza è stato poi ripreso in psicologia per indicare il tempo impiegato da una persona a riprendersi dopo una caduta, un fallimento. Resilienza in psicologia indica anche il tempo che si impiega a recuperare un proprio equilibrio dopo un evento traumatico.

Specificato ciò è facile capire che più una persona è resiliente più è in grado di superare crisi emotive, lavorative o altro. Una persona molto resiliente supererà in pochissimo tempo questo tipo di venti mentre una persona poco resiliente impiegherà più tempo oppure non supererà mai i suoi traumi.

Quanti gradi di resilienza esistono?

Esistono diversi gradi di resilienza che si possono estrapolare considerando l’aspetto principale che la caratterizza, ovvero il tempo.

Basandosi sul tempo le persone si dividono tra coloro che si riprendono in fretta da un evento traumatico e coloro che lo fanno più lentamente fino ad arrivare all’estremo delle persone che non si riprendono affatto.

Guardando questa scala di resilienza si capisce che ci sono due estremi, uno superiore, ovvero delle persone che si riprendono in fretta, e uno inferiore, ovvero delle persone che non supereranno mai un evento traumatico e se lo porteranno dietro tutta la vita.

Entrambi questi estremi non vanno bene. Chi supera troppo in fretta un evento doloroso in realtà lo sta negando, non lo sta metabolizzando. Allo stesso modo chi non riesce ad andare avanti si ritrova bloccato in una sorta di limbo.

Tutti le tempistiche intermedie tra i due estremi sono invece accettabili, anzi sono del tutto normali. Il tempo che si impiega a superare una crisi o un evento negativo varia da persona a persona e rientra nella normale differenza che esiste tra gli esseri umani.

Si può imparare la resilienza? Si può migliorare?

Si può imparare a essere resilienti, molti di noi già lo sono, anche tu che stai leggendo. La vita stessa ci insegna a essere resilienti, altrimenti non si andrebbe avanti. Certo, ognuno di noi è resiliente in modo diverso ma questo non è un dramma.

Nel caso in cui non si riesca a superare una crisi e andare avanti oppure si superi un evento traumatico troppo in fretta senza metabolizzarlo allora è utile ricorrere a strumenti utili a spronare la propria psiche e la propria risposta emotiva.

Questi strumenti possono essere la meditazione che aiuta a distendere la mente e renderla più aperta e la psicoanalisi che, attraverso l’aiuto di uno specialista, permette di sciogliere quei nodi che legano la propria mente e non permettono di proseguire.

In caso una persona impieghi troppo tempo a recuperare è utile cambiare ambiente, cambiare compagnia dopo un vento negativo.

Per chi è invece troppo veloce ad andare avanti è consigliabile rimanere nello stesso ambiente in cui si è verificato l’evento in questione. Questo aiuta a rallentare un attimo e avere tempo di metabolizzare l’accaduto.

In conclusione

Occorre precisare che superare un evento traumatico non significa dimenticare per sempre quello che è successo e non significa non piangere nel momento in cui ci si ripensa. Significa invece elaborarlo, metabolizzarlo, in modo da permettere che la vita continui in maniera armoniosa ed equilibrata.

Resilienza è la capacità di affrontare le avversità, di superarle e rimanere se stessi.